CONGIUNTURA IN EMILIA-ROMAGNA
Bologna, 28 ottobre 2026
Unioncamere Emilia-Romagna: L’economia regionale nel 2026 crescerà dello 0,9%, nel 2027 l’incremento del prodotto interno lordo si attesterà attorno allo 0,7%. Numeri solo di poco superiori rispetto al Paese. La bassa crescita del PIL testimonia un’economia zavorrata dal peso di uno scenario internazionale imponderabile e dai riflessi negativi che esso produce, a partire dal costo dell’energia.
Intesa Sanpaolo: Accelerazione dei prestiti alle imprese dell’Emilia-Romagna, aumentati del 2,6% anno su anno a luglio, a sostegno degli importanti investimenti richiesti dalle sfide trasformative e delle esigenze emerse con i rincari energetici. Depositi delle imprese ancora in moderato aumento. I prestiti alle famiglie confermano il trend di crescita (+4,1%).
Confindustria Emilia-Romagna: Previsioni più caute rispetto ad inizio anno, condizionate dalla forte incertezza dovuta a geopolitica, costo di energia e materie prime, domanda interna debole e inflazione in aumento. Le imprese hanno bisogno di scelte concrete per sostenere gli investimenti e la crescita.
L’indagine di Confindustria Emilia-Romagna relativa al consuntivo del primo semestre 2026 conferma una crescita moderata, sostenuta soprattutto dai mercati esteri, mentre la domanda interna ha mostrato segnali di debolezza. I risultati migliori si sono concentrati nei comparti manifatturieri più orientati all’export, come meccanica e farmaceutica, accanto alla buona tenuta di costruzioni e servizi. Le maggiori criticità sono state registrate nel tessile abbigliamento e nelle macchine elettriche, che segnalano forti arretramenti su tutti gli indicatori.
Le imprese di media dimensione sono risultate le più dinamiche, mentre le grandi aziende hanno risentito maggiormente del rallentamento del mercato nazionale.
L’export regionale cresce del +3,0% rispetto al primo semestre 2025, grazie soprattutto ai mercati europei (+6,9%) e ai comparti tecnologicamente più avanzati, mentre i mercati extra UE mostrano maggiori criticità (-2,4%). I settori che contribuiscono maggiormente all’export regionale registrano andamenti più contenuti rispetto alla media regionale: macchinari (+1,3%), mezzi di trasporto (-4,8%), alimentare (+1,4%), tessile abbigliamento (+0,9%).
Le previsioni per il secondo semestre vanno lette con estrema cautela. Il clima di fiducia degli imprenditori si è raffreddato per effetto delle incertezze geopolitiche ed economiche, dei costi energetici, della domanda interna debole, della ripresa dell’inflazione.
Le aspettative restano positive, ma molto ridimensionate rispetto all’inizio dell’anno. Oltre la metà delle imprese prevede una situazione di sostanziale stabilità per produzione, ordini e occupazione. In particolare, la produzione è prevista stazionaria dal 54% delle imprese, gli ordini complessivi stabili secondo il 52% delle imprese, l’occupazione invariata per tre imprenditori su quattro.
Lo scenario è differenziato nelle diverse dimensioni aziendali: le imprese di media dimensione hanno prospettive migliori, mentre le grandi mostrano una maggiore cautela, probabilmente legata alle persistenti incertezze dei mercati di riferimento e al rallentamento della domanda. Per quanto riguarda l’industria in senso stretto emerge un quadro analogo ma lievemente più prudente.
«In un quadro così complesso – dichiara il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Riccardo Fava – le imprese si attendono segnali forti dalla politica per stimolare la domanda interna, su cui impatta l’aumento dell’inflazione. Settori rilevanti della nostra manifattura stanno soffrendo molto, in particolare automotive e moda. La Regione dovrebbe concentrarsi sugli interventi in grado di favorire la competitività del settore produttivo tramite l’accelerazione degli investimenti bloccati. Ci attendiamo che tutte le richieste che riguardano nuovi ampliamenti produttivi siano autorizzate. Abbiamo bisogno di sentire la Regione al nostro fianco, specie sui temi più delicati come energia, ETS e decarbonizzazione, e il regime delle autorizzazioni.
Presenteremo a breve alla Regione – conclude il Presidente Fava – proposte concrete in tema di semplificazione con precisi ambiti di intervento: fonti di energie rinnovabili, autorizzazioni ambientali, governo del territorio, urbanistica e rigenerazione urbana».
L’export resta un fattore di traino fondamentale dell’economia regionale. L’indagine di Confindustria Emilia-Romagna ha realizzato un focus sull’export regionale verso gli Stati Uniti, che è cresciuto dello 0,5% nel primo semestre con andamenti molto differenziati fra settori: oltre il 60% è concentrato nei comparti dei mezzi di trasporto e dei macchinari. Mentre la meccanica continua a crescere (+8,1%), i mezzi di trasporto, che rappresentano il principale comparto esportatore, registrano una flessione (-6,3%), incidendo negativamente sul risultato complessivo.
Alla rilevazione hanno partecipato 355 imprese dell’Emilia-Romagna appartenenti ai settori manifatturiero e servizi, per un totale di circa 53 mila addetti e un fatturato complessivo di circa 22 miliardi di euro.